Il latte e i suoi derivati sono prodotti di primo piano nell'industria della malattia da 1.500 miliardi di dollari - il latte provoca allergie, flatulenza, stipsi, obesità, tumori, cardiopatie, malattie infettive e osteoporosi.
È proprio vero: il latte provoca l'osteoporosi, nonostante le massicce ed ingannevoli campagne pubblicitarie dell'ADA, che affermano che il latte prevenga l'osteoporosi.
Dopo lunghi studi si è arrivati alla conclusione che il consumo del latte è molto probabile sia responsabile, più che di prevenzione, dell'osteoporosi, conseguenza della lisciviazione del carbonato di calcio dalle ossa e non direttamente associata con l'assunzione di calcio, poiché la quantità presente nel corpo umano insieme con il tipo di proteina (caseina) che si trova nel latte porta ad un'enorme perdita di calcio nelle ossa. Per quelli che credono che in età adulta consumare calcio aiuti a mantenere le ossa forti, è necessario dire loro che il calcio contenuto naturalmente nelle verdure è molto più sano, di facile assorbimento ed abbondante. Un bicchiere di succo d'arancia Tropicana, di ultima generazione, arricchito di calcio ne contiene una quantità maggiore del latte ad alta qualità - 350 milligrammi contro i 302 di una tazza di latte.
Inoltre, qualunque beneficio che il calcio possa fornire nella prevenzione dell'osteoporosi, probabilmente cessa in età adulta, quando la massa ossea smette di accrescere - nonostante la campagna promozionale dell'Ada sul consumo del latte per evitare l'osteoporosi sia diretta a tutti gli americani, grandi e piccoli.
Oltre alle preoccupazioni riguardanti la patogenesi dell'osteoporosi, il latte contiene ormoni e diffonde le malattie infettive. Normalmente una mucca in natura può produrre fino a quasi 50 litri di latte al giorno, mentre oggi le mucche, torturate nelle moderne fattorie, producono quotidianamente fino a 500 litri di latte. Questo accade perché alle mucche vengono somministrate quantità massicce di ormoni specifici come quelli della crescita bovina (BGH) per aumentare la produzione del latte - facendo diventare le mammelle così grosse da trascinarsi per terra. Le conseguenze sono infezioni frequenti e il bisogno costante di antibiotici - tuttavia l'Usda non vieta il consumo di latte che contiene da 1 a 1,5 milioni di cellule ematiche bianche (pus per i non addetti) ogni millilitro.
Gli ormoni della crescita, gli antibiotici e il pus rimangono nel latte anche dopo la lavorazione, provocando terribili problemi di salute su tutti gli individui, compresi i bambini, che consumano i prodotti lattiero-caseari.
Se interpellassimo le aziende produttrici di reggiseno negli Stati Uniti, queste confermerebbero che negli ultimi decenni il giro d'affari in questo settore ha registrato un consistente incremento, in seguito all'introduzione del BGH nel latte poiché quest'ultimo, combinato ad altri ormoni, ha fatto aumentare la dimensione media del seno delle adolescenti e ha abbassato l'età della prima comparsa del menarca. Quello che i produttori di reggiseno forse ignorano è che questi ormoni sono anche una delle cause principali dell'aumento di neoplasie mammarie negli adulti - in quanto causa dei tumori maligni al seno, che aumenta come le mammelle delle mucche, torturate e gonfiate con il BGH. Nonostante il fatto che numerosi gruppi di consumatori hanno esplicitamente richiesto che latte contenente BGH ed altri ormoni fosse bandito dalle vendite o perlomeno dichiarato in etichetta, la FDA continua a sottostare alle richieste dei lobbisti dell'ADA, rifiutandosi di vietare l'uso di tali ormoni o di richiedere che siano riportati espressamente in etichetta sulle confezioni del latte.
Inoltre, la produzione del latte è deleteria sia per l'ambiente che per le mucche stesse. Una mucca da latte può produrre fino a 500 litri di latte al giorno, ma quotidianamente produce anche circa 60 litri di escrementi - equivalente alla quantità prodotta da 24 persone in un ambiente senza servizi igienici, sistemi fognari o impianti di depuratori. Ogni mucca consuma 36 chili di cereali e vegetali, oltre a 15 litri d'acqua, al giorno. Se una mucca allo stato naturale può vivere dai 20 ai 25 anni, quelle utilizzate nella produzione di latte vivono normalmente dai 4 ai 5 anni - consumate dagli ormoni e dalle continue gravidanze artificiali che le trasformano da creature vive in grottesche macchine da latte.
La cosa peggiore a proposito delle produzioni di latte non sono le malattie che provocano, le torture inflitte agli animali coinvolti o l'impatto terribile sull'ambiente: la cosa peggiore delle produzioni di latte è che sono la maggior causa di sovrappeso o di obesità per oltre il 61% della popolazione.
Benché è possibile che il consumo di latte e formaggio possa dare ad una ragazza il seno di Britney Spears (l'ultima tra le celebrità che esibisce con orgoglio i baffi del latte), bevendo molto latte e mangiando tanto formaggio sicuramente porterà una giovane donna ad avere le cosce e i fianchi della defunta Marna Cass.
L'americano medio ingerisce quasi 2 chili di cibo al giorno e circa il 40% è dato dal latte e da prodotti lattiero-caseari.
Il latte non contiene fibre ed è pieno di grassi saturi e colesterolo. Un bicchiere di latte è composto per il 49% di grassi e i formaggi ne contengono oltre il 65%. In verità il latte dovrebbe essere chiamato "carne liquida" - un bicchiere da 35 cl. contiene tanti grassi saturi quanto 8 fette di pancetta affumicata. Quando si parla di obesità e di sovrappeso, il latte risulta essere persino peggiore della birra - un bicchiere di latte da 35 ci contiene 300 calorie e 16 grammi di grassi, mentre un bicchiere di birra da 35 ci contiene 144 calorie e niente grassi. 4 cucchiai di una miscela di birra chiara e scura e una tazza di caffè contengono 15 grammi di grassi saturi - circa l'80% dei grassi saturi che si dovrebbe consumare nell'arco di una giornata.
Per contrastare la verità inconfutabile di questi fatti, l'industria lattiero-casearia ha introdotto sul mercato le ingannevole confezioni di latte al "2%" e a "basso contenuto di grassi". In realtà il latte al 2% contiene calorie provenienti dai grassi che variano dal 24 al 33% ed è soltanto leggermente meno ingrassante del latte intero (che contiene il 3% di grassi). I produttori di latte osano anche riportare sull'etichetta del formaggio fresco a pasta molle, che contiene il 20% di calorie provenienti dai grassi, la dicitura "a basso contenuto di grassi" - tutto questo recentemente ha portato la FDA ad ordinare loro di smettere di promuovere i prodotti a base di latte come alimenti a basso contenuto di grassi o addirittura privi.
Come siamo arrivati a questo punto, in una società in cui gran parte degli americani consuma quotidianamente latte e mangia prodotti da esso derivati? Storicamente, il latte era tenuto in grande considerazione dai nostri antenati colonizzatori, in quando era possibile lavorarlo in casa ed ottenere cibi molto energetici, come il burro e il formaggio, da consumare poi durante l'inverno.
Siccome il latte è stato da sempre considerato un prodotto di grande valore, gli imprenditori più innovativi riuscirono a trovare il modo di produrlo a costi sorprendentemente bassi e in seguito u-tilizzarono i guadagni per costruire l'organizzazione commerciale e politica auto-perpetuante, nota con l'acronimo di ADA.
L'ADA esercitò pressioni sul governo federale per ottenere sussidi incoraggiando la sovrapproduzione e in seguito obbligò le istituzioni a far sì che il latte rientrasse nelle diete dei bambini, attraverso programmi alimentari nelle scuole dell'obbligo. Dico obbligò perché, se è cosa ampiamente risaputa che il 95% delle popolazioni asiatiche è intollerante al lattosio, questo lascia supporre che molte persone di altre razze in età adulta siano ugualmente intolleranti. Gli indoeuropei, che costituiscono la maggior parte del mercato del latte, hanno imparato, purtroppo, a convivere con le reazioni allergiche, le pirosi, i disturbi di stomaco, la diarrea, i gas intestinali e il diabete come disturbi della vita quotidiana - e a curare solamente i sintomi di queste malattie, assumendo continuamente medicinali da banco che provocano, a lungo andare, assuefazione.
Nel momento in cui i consumatori saranno sempre più informati circa gli effetti nocivi del consumo di latte di mucca, essi manifesteranno la necessità di soddisfare un grande desiderio di benessere. Questo accadrà non soltanto per il latte, ma per le migliaia di prodotti alimentari non naturali che attualmente dominano il mercato alimentare.